Cascina Casareggio si trova nel Comune di Fortunago, piccolo gioiello dell’oltrepò Pavese ed uno dei 100 Borghi più belli d’Italia.


 

Lo spirito del luogo ed il nome.


Secondo alcuni studiosi il suffisso “-ago” individua una parola indicante I’acqua: questa può essere una interpretazione accettabile per spiegare l’origine del nome del capoluogo, in quanto a Fortunago esisteva, ed esiste tuttora, una sorgente di acqua perenne. Secondo altri, la terminazione ”-ago” rimanda ad una divinità pagana: la dea Fortuna. In questo caso Fortunacus deriverebbe da sacellurn Fortunae, il tempio di Fortuna.


Lo stemma

Lo Spino fiorito dei Malaspina in riferimento ai rapporti feudali tra Fortunago e I’omonima stirpe; spighe di grano, simbolo dell’agricoltura ancora oggi di considerevole importanza nell’economia; una stella che rappresenta i valori civili e militari dei nativi di Fortunago ed infine la campana “legata” di rosso, per evocare le antiche pievi del territorio.


La storia


IX-VI sec. a. C.
Genti di etnie diverse popolano la zona dell’Oltrepò collinare, insediandosi anche nelle valli di Fortunago.


VI-lll sec. a. C.
I Celti invadono la pianura padana e la zona degli Appennini, fondando numerosi insediamenti fra cui Fortunago. La zona conosceva già la presenza dei Liguri, distinti in varie tribu: i Levi, fondatori di Pavia, gli Iriati o Illiati cui si deve la fondazione di Voghera e soprattutto i Cerdiziati, presenti nell’Oltrepò montano.


II-I sec. a. C.
I Romani, invece, giunsero nella zona per arginare l’avanzata delle tribu celtiche e, soprattutto, i Cartaginesi. Ottenuta la vittoria, i Romani colonizzarono l’Oltre Pavese, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici in tutta l’area e nel nostro territorio comunale. In località Cappelletta, nel 1977, è stata riportata alla luce una necropoli romana, con tombe a capanna, di cui si conservano alcuni reperti nel vicino Museo Archeologico di Casteggio.
Dopo la caduta dell’impero romano la zona collinare visse un lungo periodo di oblio, quasi a ritemprarsi nell’attesa dei nuovi eventi e dei mutamenti politici dell’età medioevale.


IV- VIII sec. d. C.
La caduta dell’impero romano inaugurò la grande ondata sulle terre italiche delle tribu germaniche: Visigoti, Unni, Burgundi, Rughi nomi stranieri a indicare queste genti del nord Europa che si spinsero e si insediarono in gran parte dell’ltalia settentrionale. Per la storia di Fortunago e dell’area oltrepadana grande importanza ebbero i Longobardi che posero la loro capitale a Pavia. Fu grazie ad essi che si diffuse in Oltrepò Pavese l’uso della carne conservata, da cui discenderà la nobile arte della produzione di insaccati.


IX-XII sec. d. C.
Alle soglie dell’anno Mille il territorio e fra i feudi di Oberto I, del ramo dei Malaspina, per poi passare sotto il potere del vescovo di Tortona. Nel 1164 Fortunago è fra i feudi concessi dal Barbarossa al principato di Pavia, e, in particolare, ai nobili Malaspina che tanto strenuamente difesero gli interessi imperiali. La sudditanza alla città pavese venne ribadita da Enrico VI, figlio di Federico I, in un diploma del 7 dicembre 1191, che rappresenta il più antico documento di Fortunago tutt’ora conservato. Sono gli anni in cui da postazione difensiva I’agglomerato urbano si sviluppa e si amplia in borgo, con abitazioni rurali e botteghe.


XII-XV sec.
Altrettanto considerevoli gli avvicendamenti nei poteri nobiliari: dai Malaspina agli Sparvara di Lomello, quindi al vescovo di Bobbio, in un’alternanza vorticosa fra potere religioso e potere laico, sino all’avvento dei Visconti, duchi di Milano, che assegnarono il feudo di Fortunago a Jacopo Dal Verme. figlio di Luchino. capitano i Gian Galeazzo. La nobile famiglia possedeva una sorta di ‘stato nello stato’, tanto vasta era l’estensione dei suoi possedimenti all’interno del ducato di Milano, fra cui Fortunago e tutto il suo territorio.


XVI-XVII sec.
Alle soglie del Cinquecento i mutamenti politici modificarono anche la piccola storia di Fortunago: tramontata l’influenza vermesca, il feudo passò ai Riario, signori di Forlì e Imola, ai Botta di Cremona, per ritornare ai Malaspina, nel 1546. Ma un’intera epoca era al tramonto: la battaglia di Pavia, nel 1525, con la sconfitta del re di Francia, segnò I’inizio della dominazione spagnola sul ducato di Milano e sui suoi feudi.


XVII-XIX sec.
Nel 1713, con il trattato di Utrecht, I’Oltrepò passò sotto la dominazione austriaca e, una trentina d’anni più tardi, ceduto al re di Sardegna Carlo Emanuele III. Entrambe le dominazioni avviarono una significativa e imponente opera di rilevazione catastale, di cui si conservano tutt’oggi importanti documenti sulla realtà geografica, sociale ed economica del territorio a quell’epoca.
Alla fine del Settecento, con l’invasione napoleonica, Fortunago, come tutto I’Oltrepò, passò sotto la giurisdizione francese: tutti i privilegi nobiliari ed ecclesiastici vennero aboliti e il territorio comunale venne smembrato fra diversi comuni. L’antico riassetto venne ristabilito dopo la sconfitta di Napoleone, con il ripristino della monarchia sabauda.
L’Unità d’Italia, nel 1859, costituì la provincia di Pavia, sul modello del vecchio principato omonimo, suddividendola nei quattro circondari di Pavia, Voghera, Lomellina e Bobbio. Fortunago rientrava in quest’ultimo.


XX sec.
Per i primi decenni del Novecento l’intera zona non conobbe eventi storici significativi; fu solo dopo1’8 settembre del 1943 che le colline oltrepopadane divennero teatro di uno scontro durissimo fra le formazioni partigiane, da un lato, e ;reparti fascisti e tedeschi dall’altra. Fortunago. in particolare, divenne la sede di alcuni coordinatori del Cln vogherese e, in località Costa ‘Pelata, si svolse una battaglia decisiva per la vittoria delle truppe partigiane.


Il genius loci

La spiga di grano e il fiordaliso.
Il prodotto dell’agricoltura e la pianta spontanea rappresentano il legame che intercorre fra l’uomo e la natura. La grande diffusione dell’agricoltura continua la grande eredità di una civiltà contadina, qui mai interrotta, mentre la fioritura di erbe e frutti selvatici testimonia di un’attività dell’uomo condotta sul rispetto e la tutela dell’ambiente circostante, dove la moderna tecnologia si armonizza con i ritmi naturali, senza mai invadere n stravolgere il territorio.


La memoria degli uomini

“La rocca, ch’era cinta da alte e fortissime mura, delle quali si scorgono tuttavia i ruderi grandiosi, occupava il sommo della vetta, ed aveva ai fianchi la chiesa, posta sul ciglio meridionale di questo pizzo […] Tra la torre ed il tempio, sopra un suolo molto accidentato, si distendono aie ed orti e sorgono la casa del Comune […] Il paesello di Fortunago si adagia sul declivio meridionale del colle; ha le vie selciate ed erte; case assai modeste e basse; abitanti robusti, di media statura, ospitali, di indole mite e laboriosi”.
P. Moiraghi, La rocca di Fortunago, in “Memorie e documenti per la storia di Pavia e suo Principato”, 1 (1894), pp. 2445.


Il personaggio

La tradizione locale identifica in un martire cristiano il capo e il corpo conservati, rispettivamente, nella chiesa parrocchiale di Fortunago e nella pieve di San Ponzo Semola. Si tratterrebbe, appunto, di san Ponzo, nobile patrizio, fuggito da Roma in seguita alla sua conversione nella fede cristiana. La leggenda vuole che trovò pace e rifugio nei boschi di Fortunago, dove, per abbeverare il bestiame, piantò nella terra il bastone e subito zampillò una sorgente d’acqua limpida e cristallina, ancora oggi utilizzata nella fonte dell’acqua minerale ‘San Ponzo’.
La vita di san Ponzio di Cimiez trova numerose rispondenze negli eventi del santo venerato a Fortunago: nato a Roma nel III secolo d. C., Ponzio riparò a Cimiez per sfuggire alle persecuzioni di Valeriano; qui, riconosciuto dal prefetto Claudio, venne torturato e decapitato. Questi elementi inducono a ipotizzare un adattamento degli atti di san Ponzio di Cimiez alla vita di un martire locale. Si aggiunga che entrambi i santi sono venerati il 14 maggio quando Fortunago si raccoglie in una so1eni.i- processione con le reliquie del martire, indicato come protettore dalla siccità e dalle alluvioni, entrambe dannose per l’agricoltura.


La curiosità

A Fortunago si tiene, ogni anno, una gara per stabilire il migliore salame fra quelli prodotti all’interno del Consorzio Salame di Varzi DOC.


Le buone pratiche

Il territorio conserva le caratteristiche profondamente rurali del suo territorio. A partire dagli anni Ottanta si è assistito a una riscoperta della campagna e dei luoghi incontaminati: molti sono ritornati, aprendo e ristrutturando le vecchie abitazioni, magari per trascorrervi i fine settimana. Negli ultimi anni si è verificata anche una ripresa delle attività agricole, con l’apertura di aziende agrituristiche che offrono un’ottima ricettività turistica, abbinata a una produzione rispettosa dell’ambiente e della salute.


Da vedere

Ancora oggi la zona reca tracce dell’importanza rivestita in età feudale: a Stefanago si innalza il castello, a pianta quadrangolare e dall’imponente torrione, severo nella asciuttezza della struttura e nella semplicità della pietra da taglio che ne decora il basamento: tracce di edifici medioevali sono invece presenti in località Costa Cavalieri. Di origine medioevale era anche la chiesa in frazione Sani’Eusebio, già rettoria, riedificata alla fine del ‘500. Ma di particolare suggestione è tutto il borgo di Fortunago, con le case in pietra locale, disposte lungo vicoli in acciottolato ; fiori e piante si affacciano dai balconi e dagli orti delle case, splendidamente conservate. L’impianto urbanistico si innalza sino all’estremità del colle dove si eleva la chiesa di San Giorgio e Santa Maria, edificata nel ‘600 su un edificio più antico. di cui si ha notizia in un documento del 1341. Nella lunetta sopra il portale si può osservare una pregevole Annunciazione affrescata: all’interno si conservano statue lignee, tele e sacre suppellettili. Ai piedi dell’edificio si trovano i resti dell’antico castello con le fondamenta di una torre rettangolare, risalente al Quattrocento ed alcune tracce di muraglia difensiva; a lato si eleva un palazzo dalla caratteristica tipologia di cassaforte, oggi sede dell’amministrazione comunale.
Ma Fortunago non conserva solo le forme antiche ddl’arte e della storia e offre un paesaggio naturale di una bellezza tuttora selvaggia; di recente è stato istituito il Parco di Fortunago che abbraccia il capoluogo e le frazioni. Nella fascia collinare, che arriva fino ai 500 metri di quota, vi si possono ammirare i vasti boschi di roverella e di castagno, habitat incontaminati che racchiudono un sottobosco ricco di flora spontanea e rara, fra cui la fragola selvatica. Grazie alla realizzazione del Giardino Forestale dell’Appennino sono state raccolte e impiantate alcune specie arboree della fascia appenninica, offrendo una significativa documentazione di numerose varietà indigene in via d’estinzione. I colori di questa scenografia naturale sono particolari e godibili in tutti i periodi dell’anno, ma per assistere ad uno spettacolo veramente di grande suggestione si consiglia una passeggiata nel periodo primaverile, quando il bosco è tutto un’eccezionale fioritura di primule, narcisi, e pervinche. Ma anche i campi coltivati a frumento regalano il giallo solare delle spighe dove si apre l’azzurro dei fiordalisi.
Numerosa e varia la fauna autoctona: lepri, tassi, il riccio, la faina, lo scoiattolo. Basta inoltrarsi lungo i sentieri, appena fuori dal borgo abitato, per incontrare questi simpatici piccoli animali. Abbastanza comune è anche la volpe, mentre da una ventina d’anni sono tornati a fare la loro comparsa nel Parco il cinghiale, il daino e qualche capriolo, diffusissimi sul territorio in epoca medioevale. Numerose le specie di uccelli: la capinera, il cardellino, I’upupa, il cuculo, il picchio, l’averla, la poiana, la civetta, il gufo.

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